Visualizzazione post con etichetta cellino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cellino. Mostra tutti i post

lunedì 1 ottobre 2012

Cagliari, Cellino: "Pentito per aver creato problemi"



"Tutto volevo fare meno che creare problemi alle istituzioni sportive, per questo chiedere scusa è il minimo". Il patron del Cagliari, Massimo Cellino, fa mea culpa sulle dichiarazioni che hanno provocato il rinvio della gara con la Roma, persa poi 3-0 a tavolino, e spiega a Gr Parlamento: "Le partite comunque si possono vincere o perdere, ma vanno giocate. Pentirsi però è il minimo, anche se il comunicato doveva essere pubblicato il primo giorno e con contenuti diversi".

Cellino: "Cagliari-Roma andrebbe rigiocata. Pentito del comunicato, non volevo creare problemi"


© foto di Giacomo Morini
Il presidente del CagliariMassimo Cellino è tornato nuovamente a esprimere il proprio parere sulla questione Cagliari-Roma aGR Parlamento, ecco le sue parole: "Non c'ero, ma non riesco ancora a capacitarmi di quello che è successo.Pentito del comunicato? E' il minimo, anche se doveva essere pubblicato il giorno prima e con contenuti diversi. Tutto volevo fare meno che creare problemi alle istituzioni sportive, per questo chiedere scusa è il minimo. Anche se le partite si possono vincere o perdere, ma vanno giocate. Cagliari-Roma? Andrebbe rigiocata, sarebbe meglio per la Roma, per i tifosi. Se ho sbagliato non voglio far pagare la mia società e con mia società non intendo il Cagliari ma i tifosi, i giocatori, il loro piacere di scendere in campo. E' una situazione in cui deve vincere il calcio, lo sport. Non voglio farmi scudo della mia società, non voglio rimanere nella storia come il presidente che ha fatto perdere la sua società per colpa di un comunicato. La partita è stata data per persa ma non è stata interrotta, è stata rinviata. Secondo voi i tifosi della Roma sono contenti di aver vinto a tavolino? Poi io sono scaramantico, queste cose portano male. I tifosi devono vincere, per un senso di giustizia del calcio. Una punizione solo per me? Che mi squalifichino per 50 anni, mi farebbero un piacere, ormai sono arrivato allo sfinimento fisico".

mercoledì 26 settembre 2012

Cellino: "Con altre 10 partite vinte così, Baldini può puntare allo scudetto"


Massimo Cellino è tornato ancora a parlare della gara mai giocata tra Cagliari e Roma. Di seguito uno stralcio delle sue dichiarazioni rilasciate alla Gazzetta dello Sport: "A mente fredda con quel comunicato ho commesso una leggerezza. Contrariamente a quanto si può pensare io le leggi le rispetto. Anche quelle del calcio. Per questa ragione sono pronto a difendermi in prima persona e a far valere i miei diritti. Le mie accuse alla Roma? Con la società giallorossa i rapporti sono sempre stati ottimi. In futuro temo di no. Comunque auguro a Baldini di vincere altre 10 partite in questa maniera: così può puntare allo scudetto."

martedì 25 settembre 2012

Zeman: Cagliari-Roma? Colpa di Cellino, ha fatto grave azione

Roma - "Reputo quella del presidente del Cagliari un'azione grave. Le autorità avevano disposto di giocare a porte chiuse, lui invitando la gente allo stadio non ha fatto disputare l'incontro. La colpa è sua. I suoi problemi con l'amministrazione locale non penso possano interessare alla Federazione". Zdenek Zeman non risparmia critiche a Massimo Cellino nel commentare la vicenda legata al mancato svolgimento di Cagliari-Roma nella scorsa giornata di campionato. Al boemo, atteso con la squadra giallorossa domani dalla partita con la Sampdoria, viene chiesto se il riposo 'forzato' possa rappresentare un vantaggio. "Fare risultato con l'obbligo non esiste, la squadra deve giocare per vincere. La squadra in questo momento - aggiunge Zeman - sta bene di testa e di gambe, speriamo di approfittarne, anche se la partita non sarà facile".

lunedì 24 settembre 2012

CAGLIARI-ROMA 0-3 A TAVOLINO

ROMA - Ci sono tre punti fermi che permetteranno al Giudice Sportivo Tosel, oggi (perché domani si va già in campo), di prendere provvedimenti in merito al pasticcio dell’Is Arenas. L’ordinanza (meglio sarebbe dire le ordinanze) della Prefettura di Cagliari e due articoli del Codice di Giustizia Sportiva, l’uno puntello dell’altro. Quello che si profila è una stangata per la società rossoblù, che parte oggi e si protrarrà nel tempo. Spieghiamo: quello che deciderà oggi Tosel potrebbe essere la prima di una serie di sanzioni che colpiranno il Cagliari e il suo presidente Cellino. 

LE CARTE - Punto uno, l’ordinanza del Prefetto di Cagliari, nella quale si spiega che la decisione è stata presa per «l'urgente e grave necessità di prevenire ogni forma di turbativa dell'ordine e della sicurezza pubblica conseguente alle reazioni emotive irrazionali e inconsulte ingenerate dall'invito formulato dal Presidente della Cagliari Calcio» . Ordinanza che è già stata trasmessa ufficialmente alla Lega di Milano e, di conseguenza, già presente sul tavolo di Tosel. L’impressione è che questa basti, più di qualsiasi altra indagine o approfondimento che può esserci nei verbali degli investigatori federali (la Procura Figc ha aperto il fascicolo, ma ora comincerà l’istruttoria). 

A TAVOLINO - Punto due: l’art. 17 del Codice di Giustizia Sportiva, che recita: «La società ritenuta responsabile, anche oggettivamente, di fatti o situazioni che abbiano influito sul regolare svolgimento di una gara o che ne abbiano impedito la regolare effettuazione, è punita con la perdita della gara stessa con il punteggio di 0-3» . E’ la strada per la decisione di Tosel, la prima e non l’ultima che colpirà il Cagliari e il presidente Cellino. Punto tre, l’art. 12. Che al comma 2 dice che «le società sono tenute all’osservanza delle norme e delle disposizioni emanate dalle pubbliche autorità in materia di distribuzione al pubblico di biglietti di ingresso, nonché di ogni altra disposizione di pubblica sicurezza relativa alle gare da esse organizzate» . Tradotto, difficile scappare dalle maglie della giustizia e delle sue sanzioni, così come stabilite. Sconfitta a tavolino, così c’è scritto, così sarà. 

Cagliari-Roma: Cellino, ho evitato caos


(ANSA) - ROMA, 23 SET - "Ho invitato la gente ad andare allo stadio per evitare che ci fossero solo gli ultrà e nella convinzione che gli abbonati poi potessero entrare. Così di fatto ho evitato il caos". Cellino spiega così l'azione che ha portato al rinvio di Cagliari-Roma. "Caro Abete, non sono io la vergogna del calcio - ha proseguito replicando al presidente Figc che ha definito il suo comportamento 'inaccettabile' -. Non sono mai stato deferito per vicende passaporti, arbitri, doping e falsi in bilancio".

Cagliari, comunicato di Cellino sulla decisione del Prefetto


In tarda serata il Cagliari ha diramato un comunicato - a firma del presidente Cellino - riguardante il rinvio della sfida contro la Roma. Ecco il testo integrale:
"La Cagliari Calcio prende atto della decisione del Prefetto di Cagliari di differire ad altra data la gara odierna con la A.S. Roma, pur non condividendone le motivazioni che vorrebbero ascrivere alla Cagliari Calcio la responsabilità del rinvio.
Dopo la nota N. 555/00353/2012/ONMS del 20.9.2012 dell'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive presso il Ministero dell'Interno, indirizzata alla Prefettura e alla Questura di Cagliari e per conoscenza alla Lega Nazionale Professionisti di Serie A, che contemplava espressamente l'accesso ai "tifosi fidelizzati" della squadra di casa a determinate condizioni, che sono state tutte rispettate e operative presso lo stadio Is Arenas, la Cagliari Calcio è rimasta in attesa del provvedimento prefettizio che adeguasse le prescrizioni di accesso allo stadio secondo quelle indicazioni.
Nel frattempo, aveva notizie anche tramite internet di gruppi di tifosi che si sarebbero costituiti e portati comunque presso lo stadio Is Arenas in occasione della partita sprovvisti di titolo di ingresso. Tra l'altro, lo scorso anno, alla partita con la Roma, erano presenti sugli spalti oltre 18.000 persone. Denunciando il proprio sconforto, tenuto conto della nota dell'Osservatorio, la Cagliari Calcio si è preoccupata di contribuire ad evitare che i tifosi non fidelizzati andassero allo stadio a manifestare scompostamente. In tal senso, ha scritto in positivo, raccomandando la presenza unicamente ai tifosi fidelizzati, che ovviamente avrebbero potuto accedere allo stadio solo nel rispetto dell'ordine delle Autorità e in modo civile e, secondo i dati di vendita, i tifosi fidelizzati risultavano per la maggior parte donne e bambini.
E' fin troppo evidente che giammai la Cagliari Calcio ha inteso contravvenire a qualunque ordine delle Autorità e ne è conferma che, già martedì 18 settembre, era stata sospesa ogni vendita di biglietti per una partita di "cartello", quale la gara odierna, a seguito di invito in tal senso del Prefetto di Cagliari.
Si esprime profondo rammarico per come la situazione sia stata male interpretata dagli organi di informazione e da alcuni commentatori, che nessuna attenzione hanno riservato invece all'impegno di tante persone, che in soli quattro mesi hanno portato pressoché a termine la ristrutturazione dello stadio Is Arenas, finanziato unicamente con risorse della Società senza alcun contributo pubblico e che rappresenta uno sforzo eccezionale e un motivo di orgoglio per tutta la Sardegna.
Il Presidente".

Clamoroso comunicato del Cagliari: "La Roma? Baldini è un avvoltoio"


Dopo le parole rilasciate ieri da Franco Baldini sul rinvio della gara tra Cagliari e Roma, arriva la replica del club rossoblù attraverso un comunicato apparso sul proprio sito.

"La Società Cagliari Calcio - si legge nella nota - comprende i principi del Sig. Baldini pur non condividendoli, perchè chi spera di avvantaggiarsi delle disgrazie altrui non può essere contraddistinto come tale. Se così fosse, a quel tipo di uomo di principi, il suo più appropriato stemma sarebbe quello dell'avvoltoio. Nonostante questa presa di posizione di Baldini, sappiamo che non rappresenta lo spirito dei romanisti, ai quali rimarremo sempre amici, in considerazione dei bei trascorsi e della lealtà che nel passato la nostra squadra ha avuto modo di apprezzare".

«Mi aspetto un Daspo a Cellino»


IL ROMANISTA (M. MACEDONIO) - E’ come sempre un’analisi lucida e puntuale quella che l’avvocatoMario Stagliano, anche in qualità di ex vice capo dell’ufficio indagini della Figc, fa di quanto accaduto alla vigilia di Cagliari-Roma, e che ha determinato l’impossibilità di disputare l’incontro, in programma ieri alle 15, a porte chiuse, allo stadio Is Arenas di Quartu Sant’Elena.
«Per quanto riguarda il profilo sportivo – sostiene l’avvocato – è la prima volta che si verifica un fatto del genere. A mio parere, ci sono aspetti della vicenda che vanno sottolineati. Cominciamo col dire che nel momento in cui ci si iscrive ad un campionato, si deve dichiarare su quale campo si disputeranno le proprie partite. Da quanto so, il Cagliari lo ha fatto indicando lo stadio di Trieste. Mi risulta poi che, dietro autorizzazione della Lega, è stato possibile, anche alla luce di quell’indicazione, che le partite potessero essere disputate, sia pure a porte chiuse, su questo campo alla periferia di Cagliari. E’ stato così per l’incontro con l’Atalanta, e lo sarebbe stato anche per quello con la Roma. E fin qui, tutto chiaro e lineare. Non ci siamo invece nel momento in cui le autorità preposte – ovvero l’Autorità di Vigilanza competente per la provincia di Cagliari e l’Osservatorio antiviolenza presso il Ministero degli Interni – non danno l’autorizzazione all’accesso del pubblico in un impianto che, per ragioni che ignoro ma che coloro che hanno la competenza avranno ben valutato, non ha i requisiti per ospitarlo, e a questo fa seguito qualcosa che non saprei nemmeno come definire se non una scheggia impazzita. Mi riferisco al comunicato di sabato da parte del Cagliari, che ha messo il Prefetto di fronte ad una situazione nuova. Da qui la valutazione che non vi fossero più le condizioni per far disputare la gara, e la conseguente decisione di non farla giocare. Apparentemente, sembrerebbe un intervento dell’Autorità in tema di pubblica sicurezza, da cui le classiche “cause di forza maggiore” che determinano il rinvio ad altra data. In realtà, il tutto è stato originato dalla “scheggia impazzita” di Cellino.
Tali motivi di ordine pubblico, infatti, non vi sarebbero mai stati se il presidente del Cagliari non avesse detto ai propri tifosi di andare comunque allo stadio, con il biglietto o l’abbonamento, a vedere la partita. E’ evidente che il Prefetto non ha potuto non adottare sabato sera il provvedimento che sappiamo. In questo caso è infatti applicabile il numero 1 dell’articolo 17, che dice che “la società è ritenuta responsabile, anche oggettivamente, di fatti o situazioni che abbiano influito sul regolare svolgimento di una gara, o ne abbiano impedito la regolare effettuazione”, punendola con la perdita della gara. A mio modo di vedere, è pacifico che si dovrebbe – uso il condizionale, perché con la giustizia sportiva è sempre, assolutamente doveroso – applicare quanto detto. Questo per quanto riguarda l’aspetto strettamente sportivo. A cui mi sento comunque di aggiungere una riflessione: se un tifoso accende un fumogeno o scavalca una recinzione, si prende un Daspo, come minimo di tre anni. Normalmente. Mi aspetto quindi che - sotto il profilo amministrativo, poiché penalmente non vedo nulla di rilevante – il Questore di Cagliari firmi stasera un Daspo nei confronti del presidente Cellino.
Il Codacons intende presentare un esposto per istigazione a commettere un reato? Ne prendo atto. Quanto all’informativa che la Questura ha inviato alla Procura della Repubblica riguardo all’invito del Cagliari ai propri tifosi, è chiaro che debba essere presa in considerazione, anche perché trattandosi di una struttura amministrativa, ha l’obbligo di segnalare quanto accaduto al fine di valutare se vi sia stato reato o meno. Per quanto riguarda la Roma, ritengo che al preannuncio di ricorso farà seguire il reclamo vero e proprio, da inviare per gli atti al giudice sportivo. Che potrebbe non decidere domani (oggi, ndr), perché ove non disponesse ancora di tutta la documentazione, potrebbe chiedere alla procura federale di fare un’indagine su quanto accaduto, e quindi sospendere la decisione. Così come, se entro domani, per vie ufficiali – dall’arbitro al Prefetto – dovesse invece acquisire tutti i documenti, potrebbe già decidere. E qui le possibilità sono due: o la sconfitta a tavolino o il rinvio della gara ad altra data. Di certo, trattandosi di una decisione, quella del Prefetto, che scaturisce soltanto dal comportamento del presidente del Cagliari, non adottare la prima soluzione creerebbe un precedente gravissimo. Penso infatti che se ad impedire la partita fosse stata una manifestazione dei lavoratori del Sulcis, che forse avrebbero anche i loro buoni motivi per farlo, avremmo potuto parlare di cause di forza maggiore. Ma, come detto, non è certo questo il caso».

L'azzardo di Cellino è l'ultimo stadio


LEGGO (E. PIRARI) - Sembra un sogno, l’ultima trasmissione fax, titolo: «Come buttare al secchio i consigli di un prefetto», l’ha spedita da Miami. Da quando frequenta gli Skorpions (band heavy metal tedesca), Massimo Cellino ha cambiato stile e metodi. Che Is Arenas, lo stadio di Quartu sant’Elena dove il presidente del Cagliari ha montato tornelli e tribuna smontati al sant’Elia, avesse qualche problema era cosa nota. A metà agosto svolazzando una copia del decreto-Pisanu glielo aveva ricordato il questore Savina. una settimana fa il prefetto Balsamo. Ma lui niente.
Da quando il sindaco di Cagliari Zedda gli ha partecipato che intorno al quartiere di sant’Elia non ci sarebbe stata più trippa per gatti (una delibera comunale esclude qualsiasi tipo di speculazione immobiliare), a lui è rimasta una sola meta, Is Arenas. Nonostante l’esistenza dello stadio che fu di Gigi Riva, e dopo che Enac e Coni, senza un apparente criterio a suo modo di vedere, gli avevano messo i bastoni tra le ruote a Elmas, la zona dove avrebbe voluto costruire il nuovo impianto. A furia di spolverare querele, esposti, tra polemiche feroci, confische e strascichi giudiziari Cellino ha deciso di andare alla guerra. Una guerra che, non fossero sufficienti Tirrenia e Saremar, quote latte, Alcoa, Porto Torres e un tessuto sociale vicino al collasso economico, allontana ancor più l’isola dal continente. La psiche cedevole di Milan e Inter, la fuga dei campioni e lo scandalo scommesse mettono in piedi il resto del puzzle, il fantastico scenario del nostro calcio. All’ultimo stadio.

Avvocato Scuderi: «Il reato contestabile è istigazione a disobbedire»


IL TEMPO (A.PARBONI) - Istigazione a disobbedire alle leggi, istigazione a delinquere e inosservanza dei provvedimenti dell’autorità. Sono questi i reati che potrebbero essere contestati al presidente del Cagliari Massimo Cellino (la Questura di Cagliari ha inviato alla procura della Repubblica un’informativa sui fatti) se qualcuno dovesse denunciarlo. E non ultimo, le parole del presidente avrebbero potuto indurre qualche tifoso a creare turbative dell’ordine pubblico o magari addirittura a scontri con le forze di polizia.

A spiegarlo è l’avvocato penalista Maurizio Scuderi.

Chi può essere perseguito se non rispetta l’ordinanza del prefetto?

«Sia il patron della squadra rossoblu Massimo Cellino sia chi decide di entrare allo stadio».

Cosa rischiano questi soggetti?

«Gli possono essere contestati tre reati, alcuni dei quali legati a ragioni di pubblica sicurezza. Se un’autorità come il prefetto dispone una chiusura nessuno può istigare a violare l’ordine e chi lo fa rischia di essere processato per un reato contravvenzionale».

Cosa prevede il codice?

«La pena può arrivare fino a un anno e alla multa di 206 euro. Ma se qualcuno commette più reati per raggiungere lo stesso scopo, si può arrivare anche a cinque anni di reclusione».

Quindi chiunque varca i cancelli dello stadio può essere denunciato.

«Certamente, poiché non solo entrano in una zona considerata pericolosa, ma perché non rispettano un ordine. Possono essere fermati e denunciati immediatamente».

E il presidente della società che aveva dichiarato pubblicamente che i tifosi potevano andare allo stadio?

«Il patron, in questo caso, potrebbe essere perseguito per aver “sollecitato” apertamente i supporter rossoblu ad andare comunque a vedere la partita. Sicuramente non era quella l’intenzione del presidente, ma forse serviva maggior prudenza quando si tratta di messaggi che vengono inviati a una moltitudine di persone»

Cellino: "Ho evitato il caos e invece vengo infamato"


CORSPORT (R. MAIDA) - Ore 23 italiane, il telefono finalmente squilla. Da Miami, Massimo Cellino è un uomo provato, stanco, distrutto da un weekend infernale. «C'è poco da parlare - premette - sono in preda allo sconforto e sono anche lontano, perciò posso seguire solo marginalmente la questione. Una cosa è certa: ho sempre rispettato  
le leggi e invece di essere onorato, in Italia vengo infamato» 
 
 
 
 
Presidente, come mai ha fatto quel comunicato? «Semplice. Temevo che allo stadio andassero in ventimila, che potesse succedere qualcosa di grave con gli ultrà. Invece con il mio appello sarebbero andati solo gli abbonati, che sono in buona parte donne e bambini. Non è stato compreso il mio messaggio: ho evitato il caos».
Poteva sembrare un’incitazione alla violenza. Per questo il prefetto ha rinviato la partita. «La situazione a Cagliari è molto più complessa di quanto non sembri da fuori. Non era mia intenzione mettermi contro le istituzioni. Che interesse avrei? Ma adesso è scoppiata la bomba. E tutta Italia capirà i nostri problemi. Io difendo i sardi».
Quali sarebbero? «L'anno scorso abbiamo giocato undici partite al Sant'Elia con due tribune fatiscenti, in uno stadio che da una vita non era a norma. Poi siamo andati a Trieste. Ora cerco di costruire lo stadio ma mi ostacolano sempre. Siete andati a Is Arenas?».
Sì. Non è ancora pronto per ospitare i tifosi. 
«Abete dice che sono la vergogna del calcio. Ma io rispetto le regole altri invece no...»
«Per forza. Non mi fanno finire i lavori. Ogni volta che avanziamo, siamo costretti a fermarci per un motivo o per un altro. Se non ci bloccano, io l'ultima tribuna la finisco in pochi giorni».
Intanto il Cagliari quasi certamente subirà lo 0-3 a tavolino. «Mi creda, questo è l'ultimo dei miei guai. La Roma mi è simpatica, stimo Baldini, le darei anche nove punti in classifica se potesse servire a qualcosa».
Sa che rischia gravi sanzioni? Potrebbe essere deferito e inibito. «Non so cosa sarà deciso ma tanto io sono già stato inibito dal calcio. Si rende conto che Abete mi ha detto che sono la vergogna del nostro mondo? Io che non ho mai avuto un deferimento in 21 anni, mentre altri fanno i passaporti, le scommesse, doping, falsi in bilancio, calciopoli... Io rispetto le regole, altri no. Ma non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere»,
Non c'è nella sua testa l'idea di lasciare il Cagliari dopo questa bufera? «Le rispondo così: il Cagliari è tutta la mia vita, se dovessi rendermi conto che sono dannoso per la mia squadra farei harakiri».
E quando costruirà il nuovo stadio, quello di proprietà? «E chi lo sa? Non dipende da me. Finora non è stato possibile, tra il caso Elmas e tutto il resto. Intanto vorrei poter completare Is Arenas».